Diffida dalla pretesa del possesso del Green Pass e dalla richiesta di esibizione al lavoratore presso la propria abitazione in regime di c.d. smart working.

 

     Spett.le (indicare nome azienda, ditta o datore di lavoro)

Via (indicare sede)

via mail/pec ___________________

Oggetto: diffida dalla pretesa del possesso del Green Pass e dalla richiesta di esibizione al lavoratore presso la propria abitazione in regime di c.d. smart working.

Il/La sottoscritto/a ________________ nato a ____ il ______ e residente in ______ alla Via _______ n. ______, in qualità di dipendente del datore di lavoro in indirizzo in forza di contratto di lavoro (inserire tipo di contratto e data di assunzione), riscontra la comunicazione del ___ (indicare se informale a mezzo telefono, oppure se a mezzo mail o pec,) , con cui il datore di lavoro determinava la necessità che, a far data dal 15 ottobre 2021, il lavoratore sia in possesso ed esibisca la certificazione verde COVID-19 quale condizione per poter continuare a svolgere l’attività lavorativa in modalità c.d. smart working presso la propria abitazione.

Orbene, desumendo che la predetta richiesta tragga origine dalle disposizioni introdotte con Decreto Legge 21 settembre 2021 n. 127 (Gazzetta Ufficiale 21 settembre 2021 n. 226) e, specificatamente, sia stata avanzata sulla base dell’art. 3 del predetto Decreto Legge, sono con la presente a ricordare che il citato art. 3, al comma 1 recita testualmente: “1. Al decreto-legge 22 aprile 2021n. 52, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 giugno 2021, n. 87, dopo l’articolo 9-sexies, come introdotto dall’articolo 2, è inserito il seguente:

«Art. 9-septies (Impiego delle certificazioni verdi COVID-19 nel settore privato). – 1. Dal 15 ottobre 2021 e fino al 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza, al fine di prevenire la diffusione dell’infezione da SARS-CoV-2, a chiunque svolge una attività lavorativa nel settore privato è fatto obbligo, ai fini dell’accesso ai luoghi in cui la predetta attività è svolta, di possedere e di esibire, su richiesta, la certificazione verde COVID-19 di cui all’articolo 9, comma 2. Resta fermo quanto previsto dagli articoli 9-ter, 9-ter.1 e 9-ter.2 del presente decreto e dagli articoli 4 e 4-bis del decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 2021, n. 76.

In conformità con il dettato normativo (pur di discutibile legittimità costituzionale che in tale sede ci si astiene dall’esaminare non essendo l’oggetto della presente comunicazione) il preteso possesso ed esibizione della certificazione verde COVID-19 di cui all’art. 9 comma 2 del Decreto Legge 22 aprile 2021, n. 52 convertito, con modificazioni, dalla legge 17 giugno 2021, n. 87 è normativamente richiesto – a partire dal 15 ottobre 2021 e fino al 31 dicembre 2021 – solo ed esclusivamente per l’accesso al luogo di lavoro e ciò in linea con la dichiarata finalità della normativa emergenziale espressamente volta all’introduzione di “misure urgenti per assicurare lo svolgimento in sicurezza del lavoro pubblico e privato”.

Pertanto, non solo la normativa vigente non richiede come requisito per lo svolgimento dell’attività lavorativa il possesso e l’esibizione della certificazione verde COVID-19 al lavoratore che svolga la sua prestazione in ambiente domestico in modalità c.d. smart working (senza dover accedere fisicamente al luogo di lavoro) ma soprattutto la finalità dichiarata di tutela della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro attraverso la misura  eccezionale ed emergenziale  dell’obbligo di possesso ed esibizione della certificazione verde COVID-19 come condizione e requisito per l’accesso ai luoghi di lavoro, impedisce l’arbitraria ed indiscriminata estensione del predetto obbligo, a piacimento del datore di lavoro, al lavoratore che non acceda fisicamente al luogo di lavoro.

Possibilità espressamente esclusa dall’art. 9 comma 10bis del D.L. 52-2021.

L’obbligo di possedere la summenzionata certificazione verde è temporaneamente imposto per accedere al luogo di lavoro, non per lavorare.

Pertanto, la condotta del datore di lavoro che subordina il mero esercizio dell’attività lavorativa (e non l’accesso al luogo di lavoro) di un proprio dipendente al possesso di una certificazione sanitaria si pone in aperto spregio non solo con l’art. 9 co.10bis del D.L. n. 52-21 e con l’art. 3, co.1 del D. L. n. 127-2021, bensì della stessa Carta Costituzionale, potendo assumere rilevanza anche sotto profili giuridici più gravi, compresa e financo la violazione di norme penali, in particolare per la abusività o ingiustizia della richiesta nonchè per la modalità dell’acquisizione dei dati e per un illecito trattamento di essi.

A fronte di quanto suesposto, il/la sottoscritto/a _________ diffida formalmente, la Vs. Spett. amministrazione quale datrice di lavoro, in persona del suo legale rappresentante pro tempore, ad astenersi dal richiedere l possesso e l’esibizione della certificazione verde COVID-19 di cui all’art. 3, comma 1 del Decreto Legge 21 settembre 2021 n. 127 quale condizione per lo svolgimento dell’attività lavorativa in modalità c.d. smart working presso la mia abitazione, in assenza di materiale accesso alla sede aziendale ovvero di accesso ad ulteriori sedi anche di altre società ove lo stesso dovesse recarsi per finalità lavorative.

In difetto, mi vedrò costretto a dare mandato ad un legale di mia fiducia cui conferire il mandato per ottenere la tutela dei miei diritti in ogni sede giudiziaria competente.

Distinti Saluti

Luogo e data

Firma _______________

 

 

 

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